Luciano De Nicolo non ha mai creduto alla corrispondenza immediata tra arte e natura, tra linguaggio e realtà. Neppure quando i suoi quadri erano ancora popolati di figure: una scarnificazione segnica - memore della kleiana "astrazione con qualche ricordo" - le identificava non come realtà imitata bensì come realtà mentalmente indagata, sottile come l'arguzia e il disincanto atti a visualizzarla.
2003
Marta Mazza
Nelle opere di Luciano De Nicolo, decisamente improntate a acribia sperimentale, si registra una marcata tendenza all'essenzialità del segno. Il mio primo approccio alla sua produzione è avvenuto con i cavalli "troiani" stilati per "Classici contro", collana di Mimesis curata da Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani. In quei soggetti di assetto a suo modo figurativo si coglieva già il tratto distintivo di parte della sua opera. In una specie di contenuta deflagrazione formale, non scevra di tocchi di ironia, l'autore si presentava in termini di sorprendente originalità. E su questo stilema cominciavano a sortire delle commisurazioni fisionomiche.
2019
Luciano Cecchinel
La prima impressione è che Luciano De Nicolo sia uno scarnificatore. Si guarda il suo lavoro, specie i ritratti, e si dice: Luciano scarnifica. Come gli scalchi un tempo, a tavola e a corte, anche Luciano toglie la carne e arriva dritto all'osso; e lo mette a nudo, spolpando la materia fino a rivelarne lo scheletro bianco, silenzioso e puro che la sostiene ovunque, come se il mondo non fosse altro che un teatrino di cartone visto da dietro traballanti quinte, e un'intelaiatura fatta con il filo di ferro ....................
.................... alla prima impressione segue la seconda: De Nicolo non è solo uno scarnificatore, ma anche un artista che tira fuori piccole luci dal buio, sprazzi, figure, scintillii: come Schiele, Klee, Licini eccetera. De Nicolo lo fa, quasi come uno sciamano, al confine tra estinzione e rigenerazione: per esempio, tra le foglie riarse e i primi butti, e tra il cavallo stramazzato e l'altro, di legno, che ha un pugno di guerrieri nella pancia cava.
XII.2020 - I.2021
Stefano Strazzabosco
Poi sono schizzi e chiazze, solchi, filamenti.
Segni senza significato, o meglio, come le macchie di Rorschach, gravidi di significati plurimi: esplosioni, deflagrazioni, fili spinati...
X.2022
Stefano Pillon